Broome Park nel Kent

broome

Broome Park è in vendita. Sarebbe un bel posto dove celebrare un matrimonio, visti i grandi ambienti e l’enorme giardino.
Il nome “Broom-e” già mi pare che ne parli.

Broome_Park

L’edificio fu costruito tra il 1635 e il 1638. Originariamente commissionato e occupato da Sir Basil Dixwell, 1 ° Baronetto, che era stato membro del Parlamento per Hythe, passò attraverso varie generazioni di baronetti Dixwell fino a quando non fu ereditato da Sir George Oxenden, 5 ° Baronetto, che assunse il cognome della madre di Dixwell. Fu poi tramandato attraverso varie generazioni di baronetti Oxenden a Sir Percy Dixwell Nowell Dixwell-Oxenden, 10 ° Baronetto.
Sir Basil Dixwell fu descritto da un corrispondente di Sir William Trumbull come un uomo con “una grande mano capace di porre e disporre spostamenti di uffici di ogni genere”, e questo è stato senza dubbio uno dei motivi per cui fu in grado di riguadagnare il suo posto a Dover nelle elezioni 1695.

Molto tempo dopo, nel 1911, la tenuta di Broome Park fu acquistata per £ 14.000 da Herbert Kitchener, 1 ° conte Kitchener, che commissiò la ristrutturazione della casa da Detmar Blow e Fernand Billerey, che in quel periodo crearono anche un formale giardino. Kitchener non era molto contento della struttura originaria: non gli piaceva il soffitto perché non era abbastanza alto. Spesso organizzava eventi e la porta non era adeguata per entrare a dorso di un cavallo.
Kitchener era un tipo così. 


Lord-Kitchener-

Egli fece alzare il livello del primo piano per soddisfare il suo bisogno di soffitti più alti, aggiunse due camini, una scalinata mozzafiato e anche una stanza di cineserie per i suoi oggetti provenienti dall’Estremo Oriente. Fece inoltre realizzare degli scarichi all’esterno dell’edificio, tutti nascosti all’interno della muratura: molto gradevoli da un lato ma complicati quando è necessario riparare una perdita d’acqua.
E nel frattempo, mentre i lavori andavano avanti, mentre venivano costruite anche gallerie, tunnel segreti, botole e un sacco di altre sgabuzzini sotto l’edificio, Kitchener viveva a Flint Cottage, ancora visibile poco distante dall’edificio principale.
I giardini sono disseminati di storia, tra cui statue antiche, bottino di guerra delle campagne di Kitchener, del valore di £ 88.000. Ci sono anche diverse statue senza testa e si dice che sia perché gli uomini del sovrintendente Kitchener utilizzavano le teste al tiro al bersaglio.

Nonostante una serie di teorie del complotto, il 5 giugno 1916, Kitchener stava viaggiando sulla HMS Hampshire averso la Russia quando la nave fu colpita da una mina e affondò nei pressi delle Isole Orcadi, portandolo giù con essa, a 65 anni.

Kirchener, mai sposato e senza figli, lasciò incompleta Broome Park che venne ereditato dal nipote Toby, visconte Broome, che la mantenne fino alla sua vendita nel 1928. Si dice che  Toby scoprì un grande sacco di monete d’oro nella parte posteriore di un camino e che esse furono utilizzaet per pagare per il completamento del restauro.

Nei primi anni 1930 la tenuta venne acquistata dal signor GC Jell che trasformò la casa in un hotel di campagna e durante la seconda guerra mondiale, la tenuta fu requisita dal Ministero difesa. Oggigiorno è un golf club.

Broome Park è un esempio, insieme a Swakeleys, nel Middlesex, di country-house precedente all’arrivo e all’influenza dell’architetto Inigo Jones, di cui tutti conoscono il famoso Covent Garden di Londra. Broome Park fu costruito in un periodo di cambiamenti, di accettati compromessi, in cui piano piano ci si stava allontanando dallo stile Tudor. Solo più tardi le costruzioni inglesi divennero deliberatamente pianificate, piacevoli da vedere e comode da abitare, classiche anziché romantiche, come Inigo Jones aveva imparato dal Palladio in Italia.

L’interno di Broome Park ha una scala elisabettiana portata da Lord Kitchener da una casa in Essex, una pseudo sala elisabettiana con pezzi di camino copiati da Hatfield, e un salotto in stile georgiano nell’ala aggiunta da Sir Henry Oxenden nel 1778, probabilmente progettato da James Gandon. (Country Life art. Vol. 22, pag. 18 e Vol. 86, pag. 494).

All’interno di Broome Park, casa padronale già di proprietà di Lord Kitchener, fu aperto un ristorante, presso cui gli ospiti si possono raccogliere nello spettacolare salone, sorseggiare un drink accomodati sui divani davanti al fuoco, come in una scena di Downton Abbey. Il tutto, con un menu che nei fine settimana da tre portate e caffè per dei ragionevoli £ 35 a persona.

Per un approfondimento: la descrizione di Christies.com, che a quanto pare cura la vendita di Broome Park per £6,000,000.

Ispirazioni di campagna inglese

country house england

I miei antenati accumulavano i loro oggetti di generazione in generazione.
Il mio amico Henri sostiene che nella mia casa ci sia effettivamente di tutto: poche cose moderne e spaiate e tantissimi ricordi di dubbia utilità. Tuttavia i miei antenati riuscivano a creare un complesso armonico di gran lunga più omogeneo di qualsiasi altro assemblaggio progettato a tavolino: va riconosciuto che l’inclinazione degli artigiani di epoca giacobiana ed elisabettiana era di usare fin troppo la loro immaginazione e il gusto di quei tempi aveva ampie possibilità di essere orrendo e spesso lo era.
Ovviamente non mi riferiso al gusto della grande tenuta immaginaria dei Pemberly – quale ad esempio Chatsworth House nel Derbynshire – , casa di Mr. Darcy in Orgoglio e Pregiudizio, né alla villa di Thornfield in cui Jane Eyre conosce Mr. Rochester: ben altre sono le accozzaglie inglesi di dubbia bellezza.
Eppure la lentezza dell’accumulo di mobili, stoviglie e piante, mattone dopo mattone, ha permesso l’edificarsi di una certa armonia in White Mansion, un punto di mattoni grigi e rossi su una tavolozza di verde come l’Inghilterra, che lo è dappertutto, vista la pioggia che cade, dai suoi mari, ai suoi boschi, ai campi.

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Fortunatamente la mia casa di campagna, W Mansion, non ha dimensioni molto grandi, nessun lungo corridoio, nè tanto meno infinite gallerie fredde e piene di spifferi. Posseggo tuttavia un antico letto a baldacchino, che ora è nell’ala ovest della casa, pronto per qualche ospite illustre che si trovasse a passare di qui.

Talvolta immagino con nostalgia il godere di un certo entourage domestico ad aiutarmi nella sala da pranzo, mentre io, la mia famiglia e gli ospiti ceniamo allegramente.

Potreste pensare ai gentiluomini e alle gentildonne di campagna come degli snob, ma Vita Sackville-West direbbe che non sia mai esistito un vero e proprio snobismo di classe nelle campagne inglesi, perché la fondamentale condivisione della stessa realtà spiana qualsiasi differenza.

Vita_Sackville-West_promenade

Eppure è difficile pensare che nella campagna inglese senza differenze di classi, specie a guardare case come l’enorme Knole House, dove nascque Vita. Know House è una casa calendario, come ad esempio Avon Tyrrell nell’Hampshire, l’ultima costruita nel Regno Unito: le stanze sono infatti 365 come i giorni dell’anno, i corridoi 52 come le settimane dell’anno e i cortili sono 7 come i giorni della settimana. Molto divertente! Si potrebbe cambiare stanza ogni giorno dell’anno e sicuramente ogni componente della famiglia avrebbe in suoi spazi.

Di Vita sto rileggendo alcuni articoli pubblicati sull’Observer tra il 1946 e il 1961, in cui parla di floricultura in una sua apposita rubrica.

Ref. The Country Seat

 

 

La panchina di Behrens

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Le collezioni dedicate all’ART NUVEAU presso il Museo D’Orsay sono in continuo mutamento.
Il museo, progettato come stazione ferroviaria nel 1900, è di per sè uno splendido modello di arte dell’inizio del secolo XIX.

Quello che andavo cercando tuttavia, camminando lungo i corridoi e attraversando una sala dopo l’altra, era piuttosto qualche esempio di arredamento che potesse ben inserirsi in W Mansion, che avrebbe bisogno di una rinfrescata: l’abbinamento tra mobili ART NUVEAU e arredamento moderno è quello che preferisco.

L’Art Nouveau ebbe il suo inizio nel 1890 e il nome deriva da quello di un negozio parigino, «l’Art Nouveau Bing», aperto nel 1895 da Siegfrid “Samuel” Bing, un mercante d’arte tedesco naturalizzato francese,  che sfoggiava alcuni oggetti dal design innovativo, tra cui mobili, tinture, tappeti e vari oggetti d’arte.
Gli artisti dell’Art Nouveau prediligevano la natura quale fonte di ispirazione e ne stilizzarono evidentemente gli elementi,  ampliando tale repertorio con l’aggiunta di alghe, fili d’erba, insetti, forme organiche, linee curve, ornamenti a predilezione vegetale o floreale. Le stampe giapponesi, con forme altrettanto curvilinee, superfici illustrate, vuoti contrastanti, e l’assoluta piattezza di alcune stampe, furono un’importante fonte di ispirazione.

Durante la mia passeggiata al Museo D’Orsay non sono riuscita ad ammirare la panchina di Peter Behrens (1868-1940), in pioppo verniciato bianco, con rivestimenti in pelle rossa (misure H. 107; W. 120.5; D. 51 cm) poiché era temporaneamente chiuso il piano di riferimento. Vederla mi sarebbe stata veramente di ispirazione, molto di più delle sedie di Antoni Gaudì.

La panchina di Behrens

art nuveau

La proposta di arredamento di Peter Behrens nacque con la commissione della progettazione di una casa a Darmstadt.

Uno dei nipoti della regina Vittoria, Ernst Ludwig, granduca di Hesse, decise di rendere la piccola città di Darmstadt in Germania, una capitale regionale. Nel 1898 chiese ad un noto architetto viennese, Joseph Maria Olbrich, di costituire una colonia di artisti in un settore che diventarà il prototipo di un nuovo concetto di alloggio. Ernst auspicava con questo progetto di incrementare la produzione, di migliorare la qualità, aumentare le committenze dell’artigianato assiano, con uno spirito di tensione fra pura esteticità e calcolo economico.

kuche Peter Behrens

Far coincidere la nuova visione estetica della vita con la ripresa economica

Nel 1901 vennero inaugurate sette case, sei costruite da Olbrich, una da Peter Behrens, un architetto tedesco, nato ad Amburgo, talento promettente praticamente sconosciuto al momento, che si era addestrato come pittore e poi rivolto alle arti decorative. Nelle sue case erano presenti grandi finestre aperte, piene di luce, una predominanza di bianco, linea morbida per tutto, dai mobili alle stoviglie.

L’arredamento che andrei cercando per W Mansion è simile alle tre sedie prototipo realizzate per la sala da pranzo; il set completo di nove pezzi – una panchina, quattro poltrone per le signore, quattro sedie per i signori – era stato fatto per la casa in cui Behrens stesso visse e il fatto che avesse previsto delle poltrone diverse per uomini e donne è un dettaglio incantevole.

Il gusto del dettaglio.

Behrens morì nella prima metà del XX secolo, lasciando in eredità le proprie pionieristiche conquiste ai suoi allievi, tra cui Le Corbusier (Charles-Edouard Jeanneret-Gris, il Corvo) il quale si lamentava che Behrens era caduto vittima del suo stesso successo, diventando “intrattabile, inavvicinabile, immerso nel suo lamentoso cattivo umore.”

peter behrens

 

 

Vacanze nel Kent

kingsgate kent

Durante la prossima estate trascorrerò un periodo di vacanze nel Kent.

Diversamente da quanto il mio amico Luke ritenga, il Kent è un’amena regione del sud est dell’Inghilterra e non si trova in Irlanda. Da molto tempo manco dalle lunghe spiagge del sud della Gran Bretagna e ho il desiderio di lasciarmi andare passeggiando sulla sabbia dorata delle spiagge inglesi.
Il clima, come sempre, sarà pieno di sorprese e non posso aspettarmi di godere del caldo, talvolta insopportabile, della Spagna o dell’Italia, tuttavia mi immagino che sarà piacevole e mite al punto giusto.
Alloggerà a Broadstairs, una piccola cittadina sul mare, in passato molto povera e covo di contrabbandieri e ora meta di borghesi e turisti. Certamente non è Brighton, destinazione per eccellenza dei londinesi, ma io la preferisco proprio perchè più piccola e raccolta.

Ho trovato interessante e gradevole godere di un po’ di amenità locali e starmene quindi vicino a casa. Il nome di Broadstairs deriva dalla scalinata, stairs, che dalla baia porta alla collina del Tempio di Nostra Signora (Shrine of Our Lady, Star of The Sea) ma a me ha sempre fatto pensare un po’ a Broadway a New York e un po’ a Stairway to Heaven dei Led Zeppellin.

Sarò ospite nella casa di proprietà di una cara amica, ora sacerdote in una chiesa vicino a Canterbury, ch si trova non lontano da Viking Bay. Già mi immagino a fare lunghe passeggiate per poi fermarmi da Morelli’s per un cappuccino, sedendo sui suoi tavolini esterni, al sole, leggendo distrattamente un libro.

Sulla Cliff Promenade, lunga qualche chilometro, ci sono delle panchine e io starò lì a godere del panorama, guardando verso le bianche scogliere di Kingsgate beach.
In passato Broadstair poteva vantare di avere sopra il suo centro un castello, quello di Kingsgate per l’appunto, fatto costruire per Lord Holland nel 1760, successivamente residenza di John Lubbock I, barone di Avenbury, banchiere, liberale, politico, filantropo, scienziato, poliedrico, corrispondente di Charles Darwin e giocatore di calcio, che lì morì il 28 maggio 1913 all’età di 79 anni. Da qualche anno il castello è stato trasformato in residenze private: un elegante appartamento con due camere da letto al piano terra era in vendita fino a poco tempo fa a 354.95 sterline.
Ammetto di aver preso in considerazione la proposta: certo, la classe energetica è tra la E e la F, ma era compreso anche il box auto. Qualche che dubbio sugli interni tuttavia m’era occorso e ho desisitito.

We may sit in our library and yet be in all quarters of the earth (John Lubbock I)

kingsgate

Durante le mie vacanze nel Kent vorrei anche andare a visitare la residenza estiva frequentata da Charles Dickens. La casa museo, una paio di stanzette di stile vittoriano su due piani, visitabili a a pagamento, di proprietà allora di Miss Mary Pearson Strong, fu la residenza estiva di Dickens per un breve periodo, tra il 1837 eil 1851. L’abitazione fu di ispirazione per la descrizione della casa di Betsy Trotwood, la prozia paterna di David Copperfield, donna scontrosa e insofferente, abbandonata dal marito in gioventù. La famiglia Tattam acquistò la casa nel 1919 e la figlia Dora ne fece un museo nel 1973.
Non ho mai letto quel libro e penso che potrebbe essere questa l’occasione per farlo. Pare che per la figura di Betsy Trotwood, Dickens si fosse ispirato a Miss Mary Pearson Strong, realmente esistita a Broadstairs, e io cercherò di scoprirne le eredi tra le signore che incontrerò per strada o dal droghiere.
Dal 1937 ogni anni a Broadstairs viene organizzato il Dickens Festival, quest’anno tra il 18 e il 24 giugno 2016. Purtroppo le mie vacanze sono previste in altro periodo. Avrei gradito moltissimo gironzolare in costume vittoriano tra strade e negozi e forse anche in costume da bagno ottocemtesco sulla spiaggia!

festival

Sarò nel Kent invece per la Broadstairs Folk Week, una sorta di settimana di musica popolare in cui verrà organizzato qualche concerto per intrattenere i visitatori. Mi chiedo se ci sarà qualche gruppo di mio interesse.

Spero di avere l’occasione di cenare al Tartan Frigate, un ristorante in fondo alla baia, magari con una zuppa del giorno, come faceva Dickens, magari una zuppa di pollo (cock-a-leekie soup) oppure una ham and peas soup.

 

 

Segreti di famiglia: mia nonna e le sue sorelle

segreti di famiglia W Mansion

Nella mia famiglia di origine si è curata a tratti la memoria. Quella delle storie dei nonni, quella dei racconti di famiglia: semplicemente non si raccontava tutto e solo dopo molti anni ho scoperto qualche segreto.

Mia nonna aveva un carattere piatto. Si sarebbe potuta dire una di quelle donne che non si notano in una stanza, una persona intenta nelle sue occupazioni, la distratta cura dei numerosi figli, le faccende della cucina, l’andare in chiesa la domenica.
Non ho mai visto mia nonna fare la spesa oppure occuparsi con forza e sforzo in qualcosa. Rammento invece tante discussioni puntigliose, noiose, accusatorie tra i suoi figli e il suo non prendere una posizione ovvero prenderla a favore del più forte del gruppo.

Ho ritenuto per anni che l’aggettivo più idoneo per quella donna di medie dimensioni e medio carattere fosse ignava. Il termine definiva nella mia testa non tanto la pigrizia di mia nonna Angel, quanto piuttosto l’indolenza nell’operare per mancanza di volontà attiva e di forza spirituale, che la portavano ad ondeggiare in balia di qualsiasi onda senza alcuna ribellione o protesta. Effettivamente ricordo di averla sentita lamentarsi, ma mai imporsi per una sua idea, di qualche sia tipo.
Non ho la benché minima idea delle idee politiche della mia trisavola: un’impressione generica tuttavia mi porta a pensare che fosse incline a seguire il nazismo, come una pecora nel gregge, in virtù di una certa regola per cui si doveva seguire il capo.
Ribellarsi non era sicuramente nelle sue corde, né all’inizio del diciannovesimo secolo, né poi, quando mio nonno, già anziano eppur forte e alto, la picchiò perchè lei, forse quell’unica volta, si mise in mezzo alla strada che lo portava dalla sua amante.

Cosa la spingesse ad essere così, quale fosse l’origine del suo temperamento, non mi è chiaro. Mi dico che in tempi di ristrettezze economiche, se non fame e paura, potesse essere più ragionevole un comportamento simile, specie per una donna senza risorse.

segreti di famiglia

L’unico momento in cui in famiglia si scoprivano dei fatti era in quei momenti in cui ci trovavamo tutti, dopo i funerali, oppure in mezzo alle cerimonie stesse, tra una parola sussurrata e l’altra, nelle orecchie, come una catena.
Mia nonna era morta da qualche giorno, io avevo più di trent’anni, e un sabato pomeriggio in cui ci saremmo potuti perdere in meravigliosi ricordi degli anni ’20 e ’30, scoprì che mia nonna non aveva una sola sorella, ma due.
Sapevo di una prozia che abitava in un altro stato e ora ero stata messa a conoscenza dell’esistenza di un’altra donna, di cui nessuno parlava mai, che, malata di depressione e quasi coetanea di mia nonna, viveva in una casa di cura. Non ricordo come si chiamava, non so quando è morta, anche se suppongo oggi lo sia.

Niente segreti di famiglia invece su eredità nascoste, nessun castello con un’enorme tenuta, se non la casa in cui vivo, frutto letteralmente del sangue della mia famiglia.

Rosa rampicante

rose rampicanti

Da qualche anno ho piantato delle nuove rose tra cui una splendida rosa rampicante.
L’ho comprata in un garden center che aveva le rose Poulsen Roser A/S,  un’azienda danese che è stata fondata nel 1878 e al momento è amministrata da Pernille Olesen, la bisnipote del fondatore, e da suo marito Mogens N. Olesen, e che si occupa di coltivare piante. Mi piace sapere che dietro la coltivazione delle mie rose c’è una lunga tradizione. La ditta non le produce e non le vende, è solo una nursery.

La varietà che ho comprato è la rosa rampicante Mamma Mia™ e mi dà sempre grandi soddisfazioni.
Questa rosa ha una fioritura continua con doppi o tripli boccioli, che possono durare fino a 18 giorni. Può stare in pieno sole ed è per questo che l’ho ritenuta ideale per il mio giardino. Può crescere fino a due metri ed è una pianta molto resistente, oltre che piuttosto profumata.

rosa

rosa rampicante mamma mia

Questo inverno non è stato per niente freddo e la rosa non ha perso tutte le foglie che, anzi, intorno a febbraio erano verdi, brillanti e vigorose. Come ogni anno tuttavia devo combattere con qualche problema: il primo a presentarsi un mese fa è stata l’invasione degli afidi. Volendo assicurarmi una fioritura vigorosa, nonostante l’inverno mite e una potatura misera, ho comprato un prodotto pronto all’uso contro afidi, acari, cocciniglia e farfalline ( cacyreus marsalai). Con lo spruzzino si irrorarono le foglie (sopra e sotto) e gli insetti effettivamente muoiono. La pianta risulta avvolta da una sostanza appiccicosa e questo impedisce ad altri insetti di trovare terreno fertile, ma anche rende le foglie opache e crescono senza forza. Il rimedio a tutto ciò è munirsi di tantissima pazienza e di un batuffolo di cotone imbevuto d’alcol e passare fiori e boccioli uno ad uno.

Nel frattempo le formiche che nutrivano gli afidi sono scomparse grazie alla geniale soluzione che mi ha proposto un’amica: ho preso una “trappola” per formiche, una di quelle scatoline in cui gli insetti entrano perché attirati da un certo odore, e l’ho posizionata vicino alle rose. In questo modo sono entrate nella scatolina e non hanno più infestato la mia rosa rampicante Mamma Mia.

Stamattina, nella mia passeggiata – ispezione quotidiana ho notato tuttavia che un altro visitatore è giunto sulla mia pianta: un bruchino. Quindi dovrò attivarmi anche per loro.

Mi piacerebbe molto che, come anni fa accadde, ci fosse una piccola invasione di coccinelle, ma pare che quest’anno non ne vogliano sapere. Se sapessi come fare andrei a cercarle e ne porterei un gruppetto sulle mie rose. L’idea di acquistare delle larve di coccinelle mi pare un po’ troppo estrema.

 

Libri per sognare in primavera

fiori

Dalla parte di Swann o La strada di Swann (Du côté de chez Swann) è il primo volume dell’opera di Marcel Proust Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu).

Mi ci sono volute centocinquanta pagine circa per arrivare a comprendere che quanto sto leggendo non andava a parare verso un parere, cioè “in accordo con Charles Swann”, bensì il titolo non era altro che un’indicazione geografica.
Ci sono giunta, ed è proprio il caso di usare un verbo di movimento, due sere fa, quando, con gli occhi pesanti e un po’ chiusi e un po’ aperti, credo sul lato sinistro di una pagina, ho compreso che il ragazzino Marcel desiderava uscire dal cancello di casa dalla parte della casa di Swann e non sulla via principale della casa di zia Leonie.

Mi diverte molto il fatto di non averlo capito. Mi ha sorpreso, aspettandomi invece un racconto in favore di un uomo di cui ormai avevo letto la descrizione ma di cui attendevo la vicenda.

Sto leggendo il libro la sera, quando, alle nove passate da poco, mi corico a letto per concedermi qualche minuto di piacere. magari dopo un tè caldo. Non resisto molto prima di prendere sonno e sprofondo, spesso girata sul fianco sinistro, in meno di un conto alla rovescia da dieci a zero. Il racconto lento e profumato delle passeggiate in campagna, di mattina, prima di pranzo, oppure al pomeriggio, in primavera, mi catapulta in quadro di Renoir e in sensazioni di intimità, quasi fossi il custode privilegiato di un fazzoletto ricamato ricevuto in regalo o di una piccola treccina di capelli arrotolati.

Faccio sogni che vanno indietro nel tempo, in case che ho abitato in passato, di cui ricordo perfettamente la misura in passi, tra il letto e la finestra, tra la porta e il comò.

Augurerei a tutti di prendere un libro in mano la sera e leggerlo per essere portati in quella dimensione onirica, capace di rapirti per un’intera lunga notte e portarti dovunque vuoi andare, con persone irreali, lontane o che non ci sono più ma di cui si ha il desiderio.

Libri per sognare.

” E io, certo, l’avevo sentito subito – come davanti agli spini bianchi ma con più meraviglia – che non in modo fittizio, attraverso un’artificiosa confezione umana, s’era tradotta nei fiori l’intenzione di festa, ma era stata la natura stessa ad esprimerla spontaneamente, con ingenuità d’una merciaia di paese che addobba un repositorio, sovraccaricando l’arbusto di quelle rosette dal tono troppo tenero e di un pompadour provinciale. In cima ai rami tanti piccoli rosai con vasi nascosti nella carta merlettata di cui, nelle feste solenni, si facevano esplodere sull’altare i tenui fuochi d’artificio, pullulavano mille botanici d’una tinta più pallida che, schiudendosi, lasciavano vedere, come in fondo ad una coppa di marmo rosa, delle sanguigne, svelando, più degli stessi fiori, l’essenza particolare e irresistibile dello spino, che là dove germogliava, là dove fioriva, non poteva farlo, sempre e ovunque, che in rosa.